Dalle cose da fare alle cose che voglio fare

To do list scritta sul palmo della mano

Una cosa che non manca mai negli uffici smart, o in quelli che si reputano tali, è una grande lavagna con in cima il titolo to do list. Altrettanto frequente è la sua rapida trasformazione in una sorta di muro dei desideri, tanti sono gli “obiettivi” che nel tempo si tramutano in perenni buoni “propositi”.

A livello individuale le cose non si discostano molto da questa traiettoria metodologica. Quante volte abbiamo portato a totale compimento la nostra lista delle cose da fare? In quante occasioni il solo guardare quell’elenco ha finito per accrescere la nostra ansia, in quanto risultato diretto dell’allontanarsi di uno o più traguardi? Infine, non sono forse stati questi i motivi per cui abbiamo smesso di “perdere tempo” con le to do list?

Tutta colpa della to do list?

Come sempre, il colpevole non è il mezzo (digitale o cartaceo non fa differenza). Per comprenderlo, è sufficiente guardarsi in faccia davanti a uno specchio e chiedersi “sono cose che devo fare o sono cose che voglio fare?”. Non si tratta di un semplice espediente lessicale, dentro il quesito c’è la cifra stessa della nostra volontà. Il cambio di paradigma non è di poco conto, perché sulla distanza fra il “dovrei fare” e il “voglio fare” si gioca la conquista dei traguardi, anche di quelli più ambiziosi.

Non serve a niente fissare degli obiettivi (lo voglio ricordare, non sono medaglie) senza mettersi dentro le vene l’energia elettrizzante della soddisfazione per raggiungerli. E la soddisfazione ha un prezzo che si chiama determinazione.

Il semplice “dover fare delle cose” in qualche modo ci deresponsabilizza, mentre il “voler fare delle cose” ci costringe a fare i conti con il nostro essere più profondo, nei confronti del quale diventa estremamente difficile mentire. In sostanza, il fare ruota attorno al bisogno psicologico di mettere in ordine i nostri impegni, all’opposto il volere si concentra sul risultato, in quanto unico esito possibile di quell’elenco di obiettivi.

Un esercizio di profondità

Si tratta, senza dubbio, di un esercizio di profondità. Dobbiamo andare alla radice delle cose che davvero contano, e per le quali siamo disposti a rinunciare alle altre meno importanti. Questo fa di noi degli esploratori del senso esistenziale. Una ricerca che avrà termine solo quando non ci interesseranno più le cose in quanto tali, ma le motivazioni che le hanno generate.

Il volere a tutti i costi l’ottenimento di un risultato, trasforma istantaneamente la to do list in una sfida esaltante. Ciò che avevamo indicato stancamente come obblighi, ovvero le cose da fare, subisce una mutazione: non esistono più gli impegni e vediamo esclusivamente i traguardi. E succede che di colpo ci appaiono attraenti e necessari per il nostro percorso di vita, personale o professionale che sia.

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