5 cose che ho capito sul lavoro, le relazioni e tutto il resto

Runner sulla spiaggia

“Cosa farò da grande?” è una frase che mi ha sempre affascinato. Credo dipenda da quella sua eccitante curiosità rispetto a ciò che ancora non è o, vista da un’altra prospettiva, per il tentativo poco velato di “sfumare” le età biologiche della vita. Così, non passa giorno che non mi ponga questo interrogativo.

In fondo, non sono mai stato fra quelli che arrivati a un certo punto della loro esistenza dichiarano urbi et orbi (più che a loro stessi) di “avercela fatta” e da quel momento si spalmano su una sedia a dondolo in attesa della pensione (forse).

Di continuo, la vita mi insegna cose nuove con un dinamismo che non riuscirei a cogliere se non mollassi gli ormeggi. Sbaglio, riprovo, cambio direzione. Da sempre, tutti i giorni.

Per essere più preciso, le definirei delle vere e proprie lezioni di formazione continua. Ecco allora le cinque più importanti che mi stimolano a non fermarmi e a continuare l’inseguimento verso la mia occupazione “da grande”.

1. Incassare dei no è la nuova competenza

Come ci insegna Asha Phillips, i no rappresentano una parte fondamentale nella relazione fra genitori e figli. Nondimeno sono carichi di significato (e insegnamento) i no in età adulta.

Nell’ultimo decennio ho investito molto nelle cose che amo davvero fare. Fra queste, il coaching per la formazione aziendale. Sapevo di dover affrontare un mare (rosso) infestato da squali che non avrebbero esitato a fare fuori l’ultimo arrivato. Gli svariati “No, grazie!” che ho incassato mi hanno fatto capire che il mio habitat vitale poteva essere solo un oceano blu dove la concorrenza è assente o ridotta al minimo. Questa è stata la spinta che mi ha fatto abbandonare l’orgoglio a favore del mio sogno.

Al di là degli argomenti, a un certo punto mi sono accorto che una delle cause che determina disaffezione per la formazione professionale era costituita dalla qualità delle slide (tutte uguali, piene di testo, prive di coinvolgimento emotivo). Da qui sono partito per elaborare un’altra metodologia per raccontare in maniera diversa le idee dentro una presentazione: molte immagini, molta interazione, molta narrazione.

Alla fine ho separato i miei errori (che mi omologavano a ciò che facevano tutti) da quello che non potevo controllare direttamente (il mercato della formazione). La soluzione è stata quella di farmi il “mio” mercato. Non sarebbe successo se mi fossi accontentato, perché ormai “arrivato”, e non avessi trovato ispirazione dai rifiuti che mi piovevano addosso da tutte le parti.

2. Il successo arriva se ci credi

Ci sono almeno un centinaio di scuse per desistere da qualsiasi cosa e in qualsiasi momento. Iniziare a correre è faticoso e al primo acciacco è estremamente facile aggrapparsi al “non fa per me” e mollare tutto. Succede tutte le volte che confondiamo l’assenza di risultati con il fallimento.

Il segreto è tirare fuori la benzina necessaria per andare avanti, il serbatoio si chiama gioia di riprovare. Sbagliare una volta in più, sbagliare meglio. Il successo non è la perfezione (per definizione irraggiungibile e stimolante), ma avanzare, anche solo di un millimetro alla volta.

3. Il marchio sei tu

In questi anni ho lavorato con centinaia di persone negli ambiti professionali più disparati. Quelle più felici o, per meglio dire, consapevoli del loro successo nella vita, prima ancora che nel loro lavoro, avevano tutte il medesimo denominatore: sapevano chi erano.

Da soli, i titoli e i ruoli non fanno la differenza. Ciò che conta davvero è la capacità di “vendere” se stessi, ovvero il distinguersi grazie all’investimento sul proprio sapere.

La repentina fine di colossi che sembravano eterni (Blockbuster per tutti), ci insegna che soprattutto quando le cose vanno bene (“ho un lavoro sicuro, sono a posto”) è il momento perfetto per iniziare a migliorarsi. Quando tutto precipita, l’ansia ci manda in tilt e ci fa fare le scelte meno opportune.

Diventare imprenditori di se stessi, ancorché in una situazione lavorativa dipendente, è l’unica moneta spendibile in ogni situazione. E in questo particolare tipo di mercato azionario, l’investimento che rende di più è ancora una volta la conoscenza.

4. Non compri cose, compri esperienze

I soldi, sia per chi ne ha tanti che per coloro che ne hanno pochi o niente, sono sempre una fonte di preoccupazione.

Siamo ossessionati dal risparmio. Ci attanaglia così tanto la paura di perdere quello che abbiamo faticosamente messo da parte (escludendo coloro per cui questa “attività” è poco più di una passeggiata di salute) che per tutta la vita tiriamo la cinghia, salvo poi diventare i più ricchi del cimitero.

Ovviamente, non spetta a me giudicare questi comportamenti. Ad ogni modo, dal biasimare l’accumulo di denaro fine a se stesso all’incentivazione dello spreco più dissoluto, ce ne passa.

Ciò che voglio sostenere è un cambio di prospettiva. Il denaro che spendiamo non è un costo, è un investimento. Una cena con gli amici, un libro o, per tornare al tema che mi è caro, un corso di formazione, sono tutti investimenti per la nostra crescita personale. Le relazioni, il sapere e gli approfondimenti sono in definitiva delle esplorazioni intellettuali. Perché sentirsi in colpa?

5. Non sai quello che vuoi? Comincia a scartare quello che non vuoi

Ci sono cose che (approssimativamente) sappiamo: quale abito metterci prima di uscire, cosa ci va per pranzo, come pianificare un viaggio. Poi, al cospetto della domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto rimaniamo interdetti, quasi sospesi in un vuoto cosmico.

Allora, diventa più facile chiedersi cosa non vogliamo. Fra un anno, cinque o dieci ci piacerebbe fare quello che stiamo facendo adesso? Siamo così tanto affezionati alla nostra routine di tutti i giorni? Ci dà soddisfazione rimanere intrappolati dentro rapporti asettici?

Queste sono le domande che ci dobbiamo porre. Poi, all’improvviso, la nebbia si dirada e con occhi nuovi torniamo a vedere quel futuro che ci attende già da un po’.

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