Cosa farò da grande?

Se è vero che esiste un’età per fare il bilancio (sempre approssimativo) della propria vita, è altrettanto certo che non si smette mai di interrogarsi su come migliorarla, non solo per quel che riguarda i suoi aspetti professionali.

Per quanto le cose ci vadano bene (il che è tutto aleatorio), permane sempre un velo più o meno sottile di insoddisfazione. Restano permanentemente sullo sfondo una manciata di obiettivi da mettere maggiormente a fuoco e anche un paio (almeno) di abitudini che vorremmo modificare.

A essere sincero, le traiettorie in linea retta mi annoiano. Dopo un po’ comincio a pensare cosa trasformare, dove inserire elementi di novità, come mettere in discussione le certezze, peraltro sempre effimere.

Lo ammetto, anch’io come tutti sono così talmente preso dalla quotidianità delle mie faccende che a volte mi “dimentico” di fermarmi, anche solo per respirare. Il criceto che corre vorticosamente nella ruota (che rappresenta tutto il suo mondo), difficilmente riuscirà a porsi la domanda di dov’è e dove vuole andare.

Una sosta ogni tanto è funzionale al bisogno di riflettere su noi stessi, sul pezzo di mondo che abbiamo (o che ci ha) cambiato, sul perché facciamo una cosa anziché un’altra. È un processo difficile, spesso doloroso, specie quando si arriva al punto di mettere in discussione un intero percorso professionale. Tuttavia, il lavoro d’introspezione non è mai vano. Pian piano si cominciano a vedere le debolezze, ma anche i punti di forza e, soprattutto, le cose che contano davvero.

Detto questo, da dove cominciamo?

Scopriamo dove siamo arrivati

È la prima cosa e, aggiungerei, la più importante. Fissare un punto fermo della nostra carriera, nella maniera più onesta possibile, è il cardine di ogni decisione. Per spiccare un salto (grande o piccolo che sia non importa) è necessario avere un appoggio stabile.

Siamo felici? Ci piace la direzione intrapresa dalle nostre occupazioni? Vorremmo guadagnare di più? Quanto contano per noi le relazioni extra-professionali? Queste, ed eventualmente altre, sono domande che ci fanno mettere un segnalino sulla mappa della nostra vita.

Quando ho deciso di chiudere gli occhi in pieno giorno e ripassare mentalmente le tappe della mia esistenza, ho scoperto un sacco di cose cui avevo fatto l’abitudine, sebbene non mi fossero mai piaciute. Allo stesso modo, sono emerse le passioni autentiche che per una ragione o per l’altra avevo per così lungo tempo trascurato.

Solo in questo modo ho capito che la felicità (o qualsiasi altro nome abbia) è solo nelle cose che si amano. C’è sempre un tempo giusto per cambiare e mettere in discussione le “garanzie” della routine professionale. Ho rivoluzionato mezzo mondo (anzi, di più) e ho iniziato a lavorare per le cose che mi piacciono. Ci ho creduto e ho rischiato, di certo non posso ancora dire di aver vinto. Di sicuro oggi ho in mano il timone delle mie scelte.

Fissiamo il punto dove vogliamo arrivare

Ora che abbiamo capito da dove partiamo (quello che sappiamo fare e quello che amiamo fare), è il momento di impostare gli obiettivi nella maniera più specifica possibile.

Non a caso ho parlato di “specificità” degli obiettivi. “Voglio diventare ricco” è solo un traguardo fine a se stesso e per certi versi addirittura inutile. Al contrario, un obiettivo specifico è qualcosa che possiamo misurare. Come? Fissando, ad esempio, delle scadenze temporali.

Cominceremo con gli obiettivi a breve-medio termine (“in un mese approfondisco le tecniche del public speaking”), per poi immaginare (entro sei mesi? un anno?) di tenere corsi sull’ambito che ci ha sempre appassionato.

Come facciamo a capire se abbiamo “battezzato” l’obiettivo giusto? Fare centro al primo colpo non è facile come bere un bicchiere d’acqua e, per esperienza personale, posso dire che non esistono leggi universali. Ad ogni modo, pur non vedendo il traguardo, sentiamo di essere sulla buona strada quando di colpo avvertiamo di stare in equilibrio con le nostre pulsioni, ovvero un misto di eccitazione e paura.

All’inizio fissavo gli obiettivi mediante uno dei tanti programmi per to do list reperibili online. Sono semplici da utilizzare e sempre disponibili su qualsiasi device. Col tempo, ho scoperto che il metodo più efficace è invece quello di scrivere l’obiettivo e la data sul buon vecchio Post-It. Qualcosa da toccare e da leggere a voce alta più volte al giorno è uno stimolo sensoriale che crea nel cervello immagini molto vivide che, a loro volta, incrementano la convinzione di farcela.

Facciamo un piano d’azione

Il piano d’azione è la terra di mezzo: ciò che collega il “dove siamo” al “dove vogliamo arrivare”.

Capiterà (sempre) di non avere tutti gli strumenti a disposizione. Non scoraggiamoci, in molti casi gli elementi che abbiamo (e conosciamo) sono più che sufficienti per partire. Gran parte di quello che ci servirà lo troveremo strada facendo, si pensi solo al fatto che ad ogni passo in avanti aumenteranno le nostre relazioni.

Anche qui non c’è una regola, forse l’unica è quella di non avere paura a sperimentare le novità. Un fallimento? Tutta esperienza. Un errore? Un nuovo insegnamento. Non funziona? Uno stimolo per migliorare.

Nessuno dei grandi successi della storia ha potuto contare su un piano perfetto fin nei minimi dettagli. La stessa scoperta (o conquista) dell’America è stata pur sempre il risultato di un errore.

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