Una checklist per i post [6 trucchi efficaci]

Carrello della spesa come rappresentazione della checklist

Per fare il Giro d’Italia la bicicletta è necessaria, ma senza un’adeguata preparazione non si finisce nemmeno la prima tappa. Per fare un blog occorre mettere in piedi l’impianto tecnico, ma se non si scrive con costanza (il piano editoriale non è una cosa da “fighetti” che se la tirano) tutto si esaurisce nel volgere di poche settimane.

Come nella corsa rosa, anche un blog ha le sue tappe obbligate: per arrivare in fondo servono testa, cuore e gambe buone.

Oltre allo scrivere con continuità, va anche preso in considerazione il “come scrivere”. Avere delle idee da pubblicare è fondamentale, ma non è sufficiente. Far convergere il traffico verso il proprio blog (tradotto: farsi leggere il più possibile) va di pari passo con l’organizzazione dei contenuti che, come è noto, sul web sono “incollati” a meta-strutture del tutto sconosciute su altri mezzi di pubblicazione.

Il post perfetto non esiste. Tuttavia, è sempre un buon esercizio tentare di avvicinarcisi più che si può. A questo scopo, una volta definito il progetto editoriale, è utile avere sotto mano una sorta di checklist da ripassare prima di premere “pubblica”.

1. Il titolo

È la prima cosa (spesso l’unica) che viene letta di un articolo. Se a questo sommiamo i miseri tempi di attenzione dedicati a qualsiasi “prodotto digitale”, si capisce al volo come questa parte del post debba essere studiata in un modo che non esiterei a definire scientifico.

Per quanto mi riguarda, questo aspetto lo tratto a “corrente alternata”. Quando mi viene in mente un argomento da sviluppare, butto giù di getto il titolo che nel 99% dei casi viene ritoccato (o stravolto) a stesura terminata.

In questo caso, ero partito da “Il problema del blog è il traffico” per poi approdare a un più azzeccato “Come scrivere per il blog” e ho finito con “Una checklist per i post [6 trucchi efficaci]”. La scelta conclusiva è stata dettata soprattutto dalla minore saturazione della parola chiave checklist rispetto a guida. Alla Seo l’ardua sentenza.

2. La meta description

È l’anteprima che viene mostrata nelle ricerche. Questa descrizione sintetica spiega il contenuto dell’articolo, senza peraltro farne parte direttamente.

Deve essere breve (meno di 150 caratteri) e, cosa più importante, stare in equilibrio fra il dire e il non dire. Cioè, deve far capire di cosa parla l’articolo e, allo stesso tempo, incuriosire quel tanto che basta per farsi cliccare.

Ecco la meta-description di questo articolo: “Un post che spacca? Buoni contenuti, scrittura fluida, grammatica ok. Aggiungi una checklist efficace e ti avvicini alla perfezione”.

3. L’immagine

Rappresenta le proverbiali “1.000 parole” non dette nell’articolo.
Come sostengono i pubblicitari, un buon visual è quello che non viene inghiottito dal mirror image. Vale a dire, da un totale rispecchiamento dell’immagine nel titolo.

Per l’articolo in questione, sarebbe stato troppo banale utilizzare la rappresentazione della classica checklist con tanto di blocco note, spunte e matita. Per questo motivo, ho scelto il carrello della spesa che rimanda all’immaginario delle cose da non dimenticare (la lista della spesa è di fatto una checklist).

4. L’inizio

Sul web gli articoli devono rispettare la regola della “piramide capovolta”. Quante volte l’abbiamo sentito ripetere? Sempre!

Dire subito di cosa tratterà il post è pressoché inevitabile in questi tempi dove tutto si spizzica e nulla (o giù di lì) si approfondisce. Personalmente, tutte le volte che l’argomento lo consente, preferisco giocarmi il compromesso fra lo straniamento e la metafora, a scapito dell’immediatezza.

Una tecnica che, stante i meccanismi di lettura fotografico-simultanea, fa affidamento anche sull’evidenza dei punti d’atterraggio (grassetti, virgolettati, sottotitoli).

5. Diamo i numeri

Per l’attenzione del lettore, i numeri scritti come numeri (1.000) sono più attraenti delle stesse parole (mille). Inoltre, un numero nel titolo funge da calamita anche per i più distratti.

6. La call to action

L’invito all’azione (Cta) non è solo un modo per “far comprare qualcosa”. Anche se, in ogni caso, quando pubblichiamo un articolo “vendiamo” pur sempre delle idee. Di fatto, si sostanzia in qualcosa di significativo che stimola l’azione del lettore.

Mi riferisco, in particolare, alla sollecitazione ad approfondire:

Oppure, per quanto riguarda il reperimento delle immagini, all’indicazione di una serie di risorse gratuite liberamente utilizzabili:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *