PowerPoint è una noia? Tutta questione di tempo

Cane annoiato come davanti a una presentazione di PowerPoint

È difficile trovare in tutta la storia dei programmi per personal computer un software che ha generato tanto astio come PowerPoint. Tuttavia, come spesso succede anche in altri ambiti, si dà la colpa al mezzo solo per garantirsi una sorta di alibi salvifico.

Per quanto lo strumento istighi alla noia (l’invito a inserire subito Titolo e Sottotitolo è fuorviante o, quanto meno, poco propedeutico alla realizzazione di slide efficaci), le transizioni da circo equestre, i caratteri più piccoli delle formiche, la lettura fedele della slide da parte del presentatore, sono solo alcune delle “torture” che vengono inflitte quotidianamente a pubblici ignari e incolpevoli.

La tecnologia si evolve, i software diventano sempre più performanti, le tecniche di comunicazione si affinano, ma nel 99% dei casi le presentazioni con PowerPoint si fanno ancora come si facevano vent’anni fa.

Computer del 1997 vs computer del 2017, la tecnologia si è evoluta, ma le presentazioni con PowerPoint si fanno ancora con gli elenchi puntati

Rimango sempre basito quando leggo di corsi di formazione che “formano” su PowerPoint a colpi di “come usare i modelli di struttura”, “come inserire i testi, i disegni e le immagini in una presentazione”, “come creare effetti speciali, animazioni e transizioni”, per concludere con il grande show delle Wordart e delle sciccherie in 3D. Un po’ come se a scuola guida insegnassero il funzionamento del motore senza fare alcun accenno al codice della strada.

Un altro PowerPoint è possibile? Certo! Non solo è possibile, è fondamentale per non buttare alle ortiche ore e ore di lavoro spese per comunicare un niente di niente.

Senza inventarsi alcunché, sarebbe una buona scuola di formazione (questa sì utile) analizzare le tecniche di coloro che realizzano slide con lo scopo di convincere e non tanto per fare.

Il metodo PechaKucha 20×20

Si legge Pecia Cucia ed è un metodo giapponese che contempla un numero fisso di slide secondo la regola “20 slide per 20 secondi” ciascuna. In totale la presentazione dura poco più di 6 minuti.

Il metodo PechaKucha 20x20

Come tutte le presentazioni che si rispettano, il PechaKucha va studiato a tavolino. Inquadrato l’argomento, si procede con il dividerlo in 20 blocchi di testo di una quarantina di parole ciascuno. Alla fine si selezionano 20 immagini attinenti al contenuto, facendo attenzione che abbiamo soprattutto significato per il pubblico e non perché semplicemente ci piacciono a noi.

Ignite Talk

Come il Pecha Kucha, l’Ignite Talk appartiene alla più generale categoria di presentazioni nota con il nome di Lightning Talk, ovvero presentazioni “lampo” in cui un’idea viene presentata velocemente, quasi “senza fiato”. È chiara la contrapposizione (e il palese attacco) alle presentazioni lunghe, noiose, inutili.

Nel dettaglio, l’Ignite Talk consta sempre di 20 slide che però vengono presentate nel tempo limite di 5 minuti. L’avanzamento delle slide è automatico (una ogni 15 secondi).

Ovviamente, anche in questo caso l’improvvisazione viene lasciata completamente fuori. Il lavoro creativo si concentra sull’idea, sulla sintesi, sull’integrazione perfetta delle immagini con la presentazione verbale del presentatore. Sebbene si presti all’illustrazione di qualsiasi tipo di argomento, il campo prediletto di applicazione di questa modalità di presentazione è quello della ricerca accademica e delle scoperte scientifiche.

Takahashi Method

Molto simile al Metodo Lessing, questa tecnica prende il nome dal suo inventore, Masayoshi Takahashi. A differenza della grande maggioranza delle presentazioni, non sfrutta il potere persuasivo delle immagini, ma utilizza pochissimo testo (due o tre parole al massimo) rappresentato con un corpo molto grande. Anche qui la velocità di presentazione è un requisito essenziale.

Slide del metodo Takahashi.

Il fatto curioso di questo approccio è che esclude qualsiasi tipo di immagine, ma finisce per trasformare le parole stesse in immagini.

Speed Geeking

Velocità, velocità e ancora velocità. È un approccio che combatte lo “sfinimento” delle conferenze e dei convegni dove si alternano sequenze interminabili di oratori. Tutti muniti, manco a dirlo, della loro cospicua dotazione di slide non esattamente entusiasmanti.

Una sessione del metodo Geek.

Il meccanismo è questo:

  • si divide il pubblico in gruppi;
  • a ogni gruppo si assegna un relatore;
  • il relatore espone il suo argomento, cui seguono le domande del gruppo, tutto nel tempo massimo di 5 minuti;
  • trascorso il tempo, il relatore passa a un altro gruppo e così via fino a quando i partecipanti non avranno ascoltato/interagito con tutte le presentazioni.

Anche lo standard espositivo del TED sembra suggerire che 20 minuti di presentazione rappresentino un buon compromesso fra ritmo espositivo e “cattura” del pubblico. In un’epoca in cui c’è troppo di tutto e il tempo è sempre più scarso, porsi il tema del deficit di attenzione nelle presentazioni pubbliche non è un presupposto da sottovalutare.

Come suggerisce Dan Roam, se non riesci a disegnare la tua idea sul tovagliolino del bar, significa che hai ancora bisogno di affinarla prima di presentarla in pubblico (Dan Roam, “Sul retro del tovagliolo: Come risolvere problemi e vendere idee con le immagini”, Milano, 2012). 

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PowerPoint, lo sappiamo, non gode di una buona nomea. Per riscattarlo è sufficiente passare dai tecnicismi alla comunicazione.
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Sergio Gridelli Blog
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