Un discorso di successo: 5 tecniche per fare centro

Indipendentemente dal mestiere che facciamo, comunicare bene è una cosa importante. Ancora di più è la capacità di parlare in maniera convincente, cioè riuscire a trasmettere con il nostro discorso un’elevata cifra di autenticità. Insomma, più siamo veri, più alta è la probabilità di lasciare un ricordo duraturo.

Dalla riunione aziendale al meeting fieristico, le occasioni o, per meglio dire, le opportunità di parlare in pubblico sono sempre tante. Affrontare al meglio queste situazioni migliora la nostra reputazione e aumenta la fiducia nelle nostre capacità.

Quindi, anziché trovarle tutte per sottrarci a queste “incombenze” (in alternativa, molti preferirebbero passare un mese in miniera), mettiamoci subito all’opera affinché il nostro prossimo discorso diventi un capolavoro di persuasione.

1. Le poesie si imparano a memoria, i discorsi no

Quanto è noioso l’oratore che legge riga per riga il suo intervento? Ormai lo sappiamo, il cosiddetto “parlare a braccio” surclassa qualsiasi relazione dattiloscritta. Il problema è che tenere un discorso di diversi minuti, senza uno straccio di appunto sotto mano, è davvero molto difficile.

Un metodo (si fa per dire) consiste nel memorizzare tutto il discorso, parola per parola. A parte l’impegno e il tempo richiesti per una siffatta impresa, l’esposizione diventa una cantilena che puzza di artificiale lontano un miglio. Senza contare che per quanto la nostra memoria sia a tenuta stagna, un’amnesia può sempre scappare, con conseguenti imbarazzatissimi momenti di assoluto silenzio. Panico!

Quando lo metti in memoria, ricordati dove lo metti. (Arthur Bloch) Condividi il Tweet

Una tecnica di gran lunga migliore è quella di imprimere nella nostra testa solo i concetti chiave, secondo una traiettoria consequenziale. Le metodologie per fare ciò sono diverse, tuttavia io consiglio l’ancoraggio delle idee a degli ambiti spaziali a noi noti. Per esempio, il percorso (per molti versi abituale e quasi automatico) che facciamo quando entriamo in casa nostra: appoggiamo le chiavi sul mobile dell’ingresso, ci rechiamo in una stanza per toglierci le scarpe, ci rilassiamo sul divano e così via. Associare ogni punto cardine alle azioni appena elencate, oltre a consentirci di avere in mente il binomio con immagini familiari difficilmente dimenticabili, ci permette anche un elevato grado di flessibilità nell’esposizione.

2. La sala riunioni non è la nostra stanzetta di casa

Ripassare il discorso nella tranquillità di casa nostra è un conto, riprodurlo in una sala conferenze è tutto un altro paio di maniche. Non solo per il fatto che davanti abbiamo un pubblico, ma perché spuntano fuori una miriade di variabili che non avevamo considerato (telefonini che squillano, gente che parla per i fatti suoi, persone che si alzano dal posto con la leggerezza di un elefante).

Ecco perché quando il nostro intervento è pressoché pronto, è buona cosa provarlo (mentalmente, per non passare da matti) nella rumorosa sala di un bar. Impareremo così a prendere le dovute contromisure nei confronti delle numerose distrazioni tipiche di quell’ambiente e ci abitueremo a mantenere alta la concentrazione.

3. Parole, suoni, visioni

Le slide, le immancabili slide. Posto che non sono il nostro leggio (se lo sono, cambiamo subito approccio), in moltissime occasioni le presentazioni multimediali ci danno una grossa mano nel “governare” il pubblico.

I sensi aggiungono un pizzico d’infinito ai limiti delle parole. Condividi il Tweet

Le immagini e, eventualmente, i contributi sonori, conferiscono alle nostre relazioni contenuti multi-sensoriali che, se ben fatti, determinano un alto tasso di coinvolgimento. La teoria è semplice, più sensi riusciamo a stimolare e maggiore sarà l’attenzione che le persone ci riserveranno.

4. Un discorso di successo è sostanzialmente un’offerta

Sbagliando, riprovando e sbagliando (un po’ meno) ancora, ho imparato che buona parte del nervosismo dovuto al trovarsi di fronte a una platea, in massima parte è la conseguenza di un equivoco. Ci concentriamo sulla nostra performance, dimenticandoci completamente che siamo lì per “servire delle informazioni” a delle persone arrivate apposta per conoscerle.

Scambiare delle opinioni con qualcuno del pubblico, prima dell’inizio ufficiale della conferenza, è un buon modo per andare subito a regime e scaricare un bel po’ di tensione. Se il contesto lo richiede, tutto questo ci può offrire anche lo spunto per citare, durante l’intervento, lo scambio di battute avvenuto informalmente poco prima.

5. Il monologo? Meglio di no

Si sa che quando si coinvolge qualcuno in una discussione è più facile che la sua attenzione rimanga alta. Domande come “Voi che soluzione avreste adottato?” o “È più vantaggiosa l’ipotesi A o la B?” fanno entrare il pubblico dentro la presentazione. In fondo, non dimentichiamolo, l’efficacia di ciò che raccontiamo dipende da quanto resta nella testa delle persone una volta che noi siamo usciti dalla sala.

Sommario
Un discorso di successo: 5 tecniche per fare centro
Titolo
Un discorso di successo: 5 tecniche per fare centro
Descrizione
Un discorso di successo non si improvvisa, è il risultato di alcune tecniche efficaci.
Autore
Pubblicato da
Sergio Gridelli Blog
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