PowerPoint: 5 accuse per le quali ha un alibi

Qual è la prima cosa che ci viene in mente quando sentiamo pronunciare la parola “presentazione”? Ok, PowerPoint. E la seconda? Ok, noia mortale. E non è detto che l’ordine sia questo, anzi.

Dobbiamo tuttavia ammettere che un programma come PowerPoint non crea le slide da solo, anche se subdolamente istiga al disastro. Infatti, il modello preimpostato invita a inserire subito un titolo e un testo, accompagnati da una processione infinita di elenchi puntati di primo, secondo e millesimo livello. Praticamente, la sentenza di morte (per noia) del pubblico.

Pertanto, al netto di questa invitante aberrazione, i guai li combinano sempre quelli che fanno le slide. Cioè, noi.

PowerPoint è solo un programma, non è un metodo. (Seth Godin) Condividi il Tweet

Alibi 1: i muri di testo

Come appena visto, PowerPoint ci prova a farci riempire le slide di testo, ma alla fine della fiera tocca sempre a noi decidere se farci ammaliare oppure no.
La situazione più classica è quella della slide zeppa di paragrafi con il presentatore che un po’ la legge e un po’ approfondisce l’argomento. In questo caso, il pubblico potrà fare solo una delle seguenti cose:

  • leggere mentalmente la slide, ignorando completamente il (superfluo) presentatore;
  • ascoltare il presentatore, ignorando la (superflua) slide;
  • leggere la slide il più velocemente possibile e poi prestare attenzione (nel caso ne sia ancora rimasta) al presentatore che terminerà di dire cose già note (perché già lette).

L’alternativa? Una bella immagine che aiuti il pubblico a comprendere (e memorizzare) meglio il concetto esposto dal presentatore.

Alibi 2: la lettura delle slide

Non c’è scritto in nessun manuale di PowerPoint che le slide devono essere i nostri appunti. Riflettiamo su questo aspetto: il pubblico è in grado di leggere da solo (perché ha imparato da piccolo) il contenuto della slide. Ora, rispondiamo a questa domanda: se il presentatore è lì unicamente per leggere ad alta voce i suoi appunti in modalità slide, perché non ce li spedisce per email e così risparmiamo tempo tutti?

Alibi 3: la relazione spazio, tempo, informazioni

Riempire una slide con numerosi concetti è come pretendere che il pubblico si disseti cercando di bere da un idrante.
È sempre buona norma rappresentare gli argomenti per step successivi. Inserire in una slide molte informazioni in un colpo solo fa perdere al presentatore il controllo dell’esposizione. Il pubblico cosa guarderà per prima cosa? Per quanto tempo? Quali congetture si immaginerà fra un elemento e l’altro?
Lo scopo del presentatore è quello di guidare l’assimilazione della sua trattazione da parte del pubblico. Stare in controllo significa procedere per gradi, in completa sintonia con l’avanzamento dei materiali multimediali.

Alibi 4: il mezzo è sempre neutro

Un coltello da cucina può essere usato per affettare il salame o per uccidere il vicino di casa. PowerPoint ci mette a disposizione uno spazio vuoto (la slide), ma non ci costringe a infilarci dentro di tutto e tutto insieme. Le immagini non vanno tutte bene, men che meno le clipart, i milioni di colori a disposizione non li dobbiamo usare tutti in una volta (a volte si vedono combinazioni al limite del selvatico) e gli effetti speciali (dalle esplosioni ai raggi gamma) lasciamoli a quelli di Star Wars. Dubbi sul font da utilizzare? Rigorosamente sans serif.

Alibi 5: tante o poche?

Una domanda ricorrente è: per una presentazione di mezzora, quante slide dobbiamo utilizzare? Siccome PowerPoint non si paga a consumo, occorre realizzare tante slide per quanti sono i punti importanti della nostra presentazione: un’idea, una slide. Nel caso il concetto sia molto complesso, presentiamolo su più slide coerenti. Va da sé che ci dovrà essere un filo logico fra una slide e l’altra. Anche in questo caso, PowerPoint non lo farà per noi.

2 risposte a “PowerPoint: 5 accuse per le quali ha un alibi”

  1. bello….Power Point, uno strumento apparentemente “innocuo”, ma se usato male, (secondo il piu’ butto dentro roba, meglio riesco a fare la figura “che ne so a pacchi”) puo’ decretare la tua fine di trainer, di pubblicitario, ecc.Bello!! Grazie Sergio.

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