Riesci in 20 secondi a far capire chi sei?

Il tempo è una risorsa sempre più scarsa. I nuovi media hanno impresso alle relazioni interpersonali una tale accelerazione che ogni giorno siamo costretti a scegliere fra una miriade di opportunità. In questa epoca, votata all’istantaneità, anche l’antico adagio “il tempo è denaro” ha finito per assumere forti caratteri di concretezza.

Tuttavia, nonostante questa trasformazione sia ben presente ai più, poco o nulla viene fatto per ottimizzare il tempo, specie quello che potrebbe migliorare la nostra vita professionale. Nel formalismo di un colloquio di lavoro, oppure durante un happy hour o, banalmente, dentro un ascensore, ci capita l’occasione delle occasioni: abbiamo davanti il manager della multinazionale per la quale da sempre sogniamo di lavorare. Bene! Riusciamo in soli 20 secondi a persuaderlo che siamo proprio noi la persona che sta cercando?

Il tempo non aspetta nessuno. (cit. Makoto) Condividi il Tweet

Il cortocircuito è dietro l’angolo. Da una parte un cacciatore di teste che non ha tempo da perdere, dall’altra noi che non siamo abituati a “raccontarci” velocemente e in maniera convincente. Come ripeto spesso, l’improvvisazione è fatta soprattutto di preparazione, studio e approfondimento. Per queste ragioni, se dobbiamo fare una buona impressione in una manciata di secondi è indispensabile adottare un metodo.

Uno, due e tre

Prepariamoci un “binario” per l’attacco iniziale: chi siamo, cosa facciamo, dove vogliamo arrivare. L’ultimo punto è, evidentemente, il più importante: se nemmeno noi sappiamo cosa vogliamo è praticamente impossibile che se lo possano immaginare gli altri. Quindi, armiamoci di sano pragmatismo e distilliamo a fondo il nostro curriculum vitae.

Solo il cuore

Togliamo dal curriculum vitae tutto il superfluo e teniamo solo quelle tre cose che effettivamente contano: competenze, realizzazioni, obiettivi.

La storia siamo noi

Il nostro cervello ricorda meglio le cose che sono fra loro collegate da conseguenze logiche. Quindi, invece di lanciare i vari argomenti come bigliettini davanti al ventilatore, è sempre meglio costruire una storia. Possibilmente, non banale.

Fenomeni in attenuazione

La chiarezza prima di tutto. Non è facendo ricorso a terminologie di nicchia che guadagniamo l’attenzione del nostro interlocutore. Anzi, in molti casi una buona impressione deriva proprio dalla capacità di esprimere concetti complessi in maniera tale che li capirebbe anche nostra nonna. Atteggiarsi a fenomeno di un particolare ambito lavorativo, il più delle volte forzatamente, è sempre controproducente.

Personal best in 20 secondi

È arrivato il momento di mettere la mano sul cronometro e di verificare i tempi della nostra performance. Se non riusciamo a dire tutto in 20 secondi, togliamo i dettagli e riproviamo. È fondamentale che l’esercizio venga fatto a voce alta. Ciò ci permetterà di capire se siamo effettivamente a nostro agio, e quindi credibili, con la storia che stiamo raccontando.

Tutto chiaro? Quasi

Ogni anno nascono nuove professioni dai contorni incerti e sicuramente più difficili da narrare rispetto a quelle “storiche”. La prova di questa mutazione ce la fornisce Linkedin che in un recente sondaggio globale ha dimostrato come più di un terzo dei genitori non abbia ben chiara quale sia la professione dei propri figli. In realtà, pensando a occupazioni professionali come quella del social media manager (o marketing), dello user interface designer e del data scientist, ho fondati motivi per ritenere che anche i diretti interessati manifestino non poche difficoltà nel descriversi in maniera precisa e definita.

Quindi, che fare?

Quando la propria professione non rientra nella comprensione immediata dell’immaginario collettivo, ritengo sia necessario adottare un’altra tecnica, vale a dire quella di riuscire a far vivere il problema all’interlocutore.

Mi spiego. La pagina Facebook aziendale non se la fila nessuno? Il sito di e-commerce non converte? In azienda c’è un patrimonio di informazioni che potrebbero diventare una risorsa altamente remunerativa? Ecco, in tutti questi casi, nei pochi secondi che abbiamo a disposizione, dobbiamo essere bravi a trasformare la nostra professione nel sinonimo della soluzione.
Come sempre, si tratta di cose che non si possono improvvisare. Occorrono tempo, studio e perseveranza, ma cosa c’è di più stimolante dell’investire sul proprio futuro?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *