La scrittura vincolata

I vincoli sono, e sono stati, la fortuna di una miriade di illusionisti. Senza catene, camicie di forza e legacci vari non sarebbero mai diventati delle superstar alla Harry Houdini. Sono partito da così lontano per sostenere una tesi che mi frulla in testa da un po’ di tempo: quando il contesto è circoscritto, limitato e vincolato, tutte le energie vengono dirottate verso l’unica soluzione possibile.

In questo senso, anche la scrittura può trarre giovamento dalla definizione di un perimetro, di una serie di paletti, di una zona limitata da cui trarre ispirazione. Si sente dire spesso che per superare il “blocco dello scrittore” bisogna liberare la fantasia e lasciare fluire le parole da ogni parte. Ma non sarà proprio tutto questo spazio sconfinato la causa principale del blocco stesso?

Ho preso coscienza di questo problema quando mi sono accorto che sempre più spesso cercavo di inventarmi qualche espediente per restringere il campo cognitivo. A volte, senza immaginare chissà quale metodo scientifico, trovo l’incipit per vie del tutto strampalate. Ad esempio, mi è successo di pizzicare il bandolo di un argomento pensando a come si sarebbe comportata una giraffa nella medesima situazione. La giraffa, in questo caso, ha il potere di innalzare un recinto di possibilità.

I vincoli non sono formule, semplicemente impediscono alla mente di correre all’impazzata in qualsiasi direzione, sprecando molte risorse e senza alla fine aver concretizzato un granché.

L’odio-amore verso i 140 caratteri di Twitter si inserisce in qualche modo in questo recinto della creatività. Stare dentro un binario è quello che fanno i copywriter tutti i giorni. Il testo deve avere un certo numero di battute, un determinato stile e un tono adeguato. Salvo poi ricominciare daccapo perché l’art director sostiene che sull’altare dell’equilibrio bisogna sacrificare il 50% del testo.

Green eggs and ham è il 4° libro per bambini più venduto al mondo. La sua particolarità? È stato scritto dal Dr. Seuss con solo 50 parole, verbi compresi. Una grande padronanza dei significati delle parole e la loro geniale ripetizione hanno dato luogo a una storia con tanto di morale finale, come in tutte le favole che si rispettano.

Ritorna il vincolo nella straordinaria sintesi di pensiero racchiusa dentro gli haiku, i componimenti poetici che cristallizzano attimi fuggenti dentro una metrica definita e rigida.

Per quanto possa sembrare assurdo, i limiti e i vincoli costringono al ragionamento e favoriscono la creatività.

Ne scaturisce una scrittura densa che non si lascia inebriare dai fronzoli e dai lustrini. Del resto, la gente ha sempre meno tempo, figuriamoci se è disposta a sprecarne per leggere dell’aria!

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