Presentazioni: 5 modi per farvi odiare

Qual è lo scopo di qualsiasi presentazione? Convincere. Che si tratti di un prodotto, di un servizio o, semplicemente, di un’idea l’obiettivo è sempre quello di costruire un consenso attorno gli argomenti che vengono esposti.

Può sembrare una banalità, ma in molte occasioni si percepisce nettamente come in realtà venga acceso il proiettore solo perché lo si deve fare, perché lo fanno tutti e perché, soprattutto, ce l’ha chiesto il fantomatico amministratore delegato o il politico che vuole essere look & feel con il nuovo trend di Palazzo Chigi. Va da sé che quando le cose si devono fare tanto per fare, senza alcuna strategia persuasiva e perfino ignorando le basi teoriche del discorso ciceroniano (esordio, narrazione, argomentazione, conclusione), l’effetto boomerang è di quelli che fanno male. Molto male.

Usciamo subito da un equivoco. Una presentazione fatta male non ha gli stessi effetti di una presentazione mai fatta. Il motivo è semplice: fughiamo ogni dubbio sulle nostre scarse capacità comunicative e molto verosimilmente ci giochiamo anche la possibilità di una seconda occasione.

È del tutto evidente che se vogliamo convincere qualcuno, il primo passo è instaurare un clima di simpatia reciproca. L’esatto contrario è l’odio.

L’odio è un sentimento di avversione, di ostilità e di antipatia che, con le opportune tarature e per l’ambito in questione, è sempre dietro l’angolo quando la presentazione è maldestra.

Se proprio vogliamo farci odiare, ecco 5 modi per riuscirci benissimo.

1. Fare delle slideument. Lo slideument, o presdoc che dir si voglia, è un ibrido fra una presentazione e un documento di testo. Ne deriva una slide mostruosa che non è né carne e né pesce. Ciò si verifica quando, complice il tempo che non c’è mai, si riesce a preparare solo un’unica presentazione: da proiettare e da inviare via mail.
Quindi, per stendere al tappeto la vostra audience assicuratevi che le slide siano zeppe di testo corpo 8 e leggetele riga per riga, voltandole le spalle. Knock-out assicurato.

2. Clip art “stirate”. Le clip art già al “naturale” danno un bel colpo di grazia alle attività cognitive del pubblico, figuriamoci quelle ridimensionate in maniera non proporzionale perché c’è un “buco da riempire”!

3. Diagrammi come se piovesse. Un tempo, quando l’unico modo di proiezione era costituito dalla lavagna per i lucidi, si cercava di tirare al risparmio. Pertanto, succedeva che in un solo foglio di acetato vi finisse un guazzabuglio di grafici e di tabelle. Oggi, ci sono i computer e non intacchiamo le nostre finanze se utilizziamo qualche slide in più per suddividere istogrammi, torte e affini.
Se poi ci accorgiamo che un grafico non è così importante da meritarsi una slide tutta per lui, beh significa che probabilmente è superfluo.

4. “Per caso mi avete trovato in un periodo di transizione, perciò non voglio uccidervi, voglio aiutarvi…” (cit. Pulp Fiction). Lo so, state pensando che se i programmatori di PowerPoint hanno inserito fra gli effetti le transizioni da una slide all’altra ci sarà un motivo. Certo, l’intento è quello di fare spiralare gli occhi del pubblico dopo le prime due o tre dissolvenze, tendine veneziane e mosaici a scomparsa. Se questo è il vostro scopo, state lontani dalla sezione “nessun effetto di transizione”.

5. Grazia, Graziella e… tutto il resto. È proprio il caso di dirlo, ecco il vero colpo di grazia! Invece di farlo di persona, usiamo una bella slide con al centro “Grazie per l’attenzione!”. Perché dovremmo mai sprecare l’ultima slide per inserire l’indirizzo mail e il nostro sito web? Del resto, a questo punto della presentazione il pubblico vi odierà a tal punto da non guardare nemmeno più lo schermo.

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