Ecce SMM!

Quando mi chiedono che competenze deve avere un social media manager, mi viene sempre in mente la risposta che dava mia mamma ogni qualvolta le domandavano in cosa fossi laureato: “È un dottore, ma non di quelli che fanno le operazioni chirurgiche”. Di fatto, non saprei nemmeno io dire che tipo di specializzazione occorre avere per cazzeggiare su internet.

Così, non riuscendo a definire un perimetro professionale certo, ho messo insieme un decalogo di caratteristiche che quotidianamente mi accompagnano in questo, scusate la parola forte, lavoro.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità.
Tutte le volte che comunichiamo influenziamo qualcun altro. Nel bene e (ahimè!) nel male, indipendentemente dal mezzo che utilizziamo. Quando la faccenda si sposta sul digitale gli effetti vengono amplificati al di là di ogni ragionevole possibilità di controllo.
Una volta premuto invio, la freccia viene istantaneamente scoccata. Possiamo centrare perfettamente il bersaglio (ce lo dicono i numeri della redemption), ma va tenuto in conto anche il fallimento. Succede quando non calcoliamo bene la distanza (poche o insufficienti informazioni), la direzione del vento (scheduliamo un contenuto che viene superato o travisato in seguito a fatti nuovi), l’angolatura (il post lede la sensibilità o le credenze di qualcuno).
Un settore molto delicato, ancorché rigidamente regolamentato, è quello farmaceutico. In questo ambito il disastro è sempre in agguato e la precauzione non è mai troppa.

Smanettoni? Quanto basta.
Partendo dal presupposto che bisogna scrivere per gli umani, sapere come “ragionano” i motori di ricerca non guasta. Per esempio, senza bisogno di essere ferratissimi in SEO, potrebbe essere utile buttare un occhio alle parole chiave più ricercate. Anche a beneficio del vostro stato mentale che, si sa, viene fortemente turbato dalle analitiche.

Un po’ di grafica… ma fatta bene!
I contenuti visivi sono facilmente fruibili e catturano subito l’attenzione. I numeri parlano chiaro: 53% di like in più rispetto a un post con solo testo e 104% in più di commenti in riferimento ai medesimi contenuti privi di immagini. Sapersi destreggiare senza soggezione fra bitmap e vettoriali aggiunge un indiscutibile valore alle pubblicazioni. Dall’infografica al meme, esistono infinite modalità per rendere più accattivante un post.

La lingua di Dante e, talvolta, anche quella di Shakespeare.
Se è vero che sui social media “comandano” le immagini, è altrettanto evidente che per quanto riguarda i testi (pochi o tanti che siano) è assolutamente vietato scherzare con la grammatica. Un errore madornale (prima o poi lo commettono tutti!) potrebbe pregiudicare, senza possibilità di appello, il rapporto con il cliente e anche la vostra reputazione. Per quanto possiate essere rapidi nel cancellare il contenuto sgangherato, da qualche parte c’è sempre un grammar Nazi che ha fatto uno screenshoot ed è pronto a sputtanarvi.

Feed, feed, feed.
Per il social media manager le fonti rappresentano la linfa vitale (letteralmente) per sfangare la giornata. La lettura dei feed viene subito dopo il primo caffè della mattina. In base ai settori che si seguono è necessario avere sempre il polso della situazione circa le novità, il lancio dei prodotti, i servizi emergenti e le nuove idee. Il ritmo dei cambiamenti è vertiginoso e si può stare al passo solo attraverso un apprendimento costante e continuo.

Fare analisi è sempre meglio che… andare in analisi.
Un buon posizionamento e la relativa storytelling sui social media derivano dalla capacità di saper interpretare i dati e ottimizzare le risorse (tempo e soldi). Il ROI non è un’area top secret strettamente riservata al board aziendale. Le decisioni del business devono camminare di pari passo con le strategie di comunicazione, pena la perdita di credibilità.

Tutto in uno. Lo stratega e il tattico.
Se il mercato fosse un labirinto, la strategia sarebbe la vista dall’alto con la quale si riesce a individuare la via d’uscita, mentre la tattica rappresenterebbe le azioni concrete per “fiutare” la strada migliore da intraprendere nel minor tempo possibile. La fidelizzazione e il dialogo con i clienti sono la mappa tattica per uscire dall’intreccio.

La social-pianificazione.
Le piattaforme sociali hanno caratteristiche diverse e pubblici eterogenei, sia per questioni tecniche che per la struttura stessa dei dialoghi. Un tweet è diverso da un post su Facebook, così come una discussione in un gruppo di Linkedin non è paragonabile a quella che può avvenire all’interno di una community di Google Plus. Pertanto, la replica dei post da una piattaforma all’altra, in modalità copia-incolla, non è mai vincente.

Gli esami non finiscono mai.
La presentazione del report mensile dell’attività è fondamentale per almeno due motivi: fa apprezzare alla dirigenza aziendale il valore della vostra attività e vi consente di guadagnare la fiducia necessaria per proporre un’espansione del programma.

E per concludere…
Sui social media non si finisce mai di imparare, siamo tutti esperti e principianti in ugual misura. Ci sono cose che sappiamo fare e ce ne sono altre che non conosciamo e dobbiamo impararle. Tutti i giorni. Per stare sempre (o quasi) sul pezzo la differenza la fa l’approccio personale alle questioni. In questo caso, gli ingredienti che a me sembrano indispensabili sono (in ordine sparso): molta umiltà (c’è sempre qualcuno che ne sa più di noi), essere spietati con noi stessi (il miglioramento è soprattutto auto-disciplina), provare un’attrazione irresistibile per i problemi e per la loro soluzione (se va sempre tutto bene significa che noi non andiamo bene), dialogare sempre con tutti, anche con quelli che hanno opinioni diverse dalle nostre (discutiamo le idee, non le persone), molto senso dell’umorismo (se non facciamo ridere vuol dire che non siamo persone serie).

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