Quattro e quattr’otto

“Quando un prodotto è gratis, il prodotto sei tu!”, quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase? Ormai, nessun social media fa più mistero sul mercanteggiare dei contenuti immessi da noi stessi in quantità industriali su queste nuove piazze virtuali. Un Mi piace, un commento, una foto valgono oro per gli analisti del marketing.

Del resto, Facebook ci fa ritrovare i vecchi compagni di scuola, Twitter ci mette in contatto con le star, Linkedin ci invita nel suo ufficio di collocamento a portata di mouse e Instagram ci apre le porte della creatività. E tutto questo ben di Dio senza spendere il becco di un centesimo!

Tuttavia, era chiaro da tempo che qualcosa doveva cambiare. Le trombe della rivoluzione (sarà vera gloria?) le ha suonate per primo “8”, il nuovo social media che promette di condividere con i propri utenti i ricavi della piattaforma. In sostanza, l’80% dei proventi pubblicitari riferiti ai contenuti condivisi (testi, foto, video) andranno ai rispettivi autori dei post.

Un meccanismo che, assicurano le creatrici Sue Fennessy (CEO di Standard Media Index) e Beth Haggerty (CEO di Ology Media), potrà garantire una ventina di dollari al mese a coloro che saranno seguiti da almeno qualche migliaio di followers. Più seguaci, più remunerazione. In tutto questo, va comunque considerato anche il risvolto solidaristico dell’operazione. Infatti, i ricavi (tutti o in parte) degli utenti potranno essere devoluti in beneficenza a una delle 35 associazioni partner del progetto.

Con un budget iniziale piuttosto basso, 4 milioni e mezzo di dollari, la start-up punta tutto sugli artisti, le star del web e i social-influencer che si è già accaparrata per rendersi il più appetibile possibile. Una dote potenziale di quasi 300 milioni di utenti, decisamente non male per una new entry.

Funzionerà? Come in altre occasioni, l’entusiasmo iniziale si è spesso sbriciolato contro il muro dell’oblio. Da Diaspora fino alla social revolution di Ello, il viale delle rimembranze è molto lungo. Ok, vietato gufare.

Per il momento, sposiamo l’ottimismo e la vision di Sue Fennessy:

Quando senti di valere, e guadagni, e la tua creatività è stata riconosciuta, è tutta un’altra cosa.

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