Facebook, l’aspirapolvere

Mancano poche ore al Facebook day della ramazza. Infatti, dalla mezzanotte dell’11 marzo gli algoritmi di Zuckerberg cominceranno a scandagliare le pagine e butteranno alle ortiche i Mi piace appartenenti a profili inattivi o non più utilizzati. Per chiarezza, non verranno eliminati i profili addormentati, semplicemente non saranno più conteggiati i Likes lasciati da questi sulle varie pagine.

Ormai l’operazione è chiara, prima si testano gli effetti di queste iniziative sui social di proprietà (Instagram era stato sottoposto a un simile trattamento alla fine del 2014), poi se tutto va come deve andare (polemiche a parte) si aprono le danze sull’ammiraglia. Per altri versi, la recente acquisizione di WhatsApp è servita anche a testare la doppia spunta di lettura, poi apparsa in un secondo momento in Messenger.

Magari Facebook ha anche altre motivazioni, ma per me quelle più “ragionevoli” sono almeno due.
I social media hanno conquistato sempre più peso nelle strategie di marketing. Va da sé che i numeri di fans di una pagina finiscono per assumere un valore (in termini di relazioni monetizzabili) non indifferente. Dato che in economia i numeri contano (e tanto), centomila Mi piace sono molto più attraenti di cento.

Ormai lo sanno anche i sassi, i fans e i followers si possono comprare. È sufficiente cercare “buy fans” su Google ed ecco apparire pagine e pagine di “offerte”. Per esempio, 10.000 likes vengono via per la modica cifra di 300 dollari. “Sono diecimila e cento, che faccio… lascio?”.

Al netto dell’etica, ha senso tutto questo? La prima risposta è sicuramente no, ma se ci mettiamo nei panni dell’amministratore di una pagina Facebook che in pochi giorni deve “fare contento” il presidente della holding, forse riusciamo a spiegare perché questo mercato della finzione sia così florido.

Ovviamente, perché una pagina Facebook “lavori”, servono tempo, esperienza e senso critico, con l’aggiunta di qualche campagna Ads, possibilmente ragionata. Insomma, ci vuole costanza e tocco umano, perché come ripeteva sempre mio nonno: “Roma non l’hanno fatta in un solo giorno”.

Fra l’isterismo e il panico che regna in queste ore, io mi schiero dalla parte di Facebook. L’effetto non sarà certo immediato, ma di sicuro fra un po’ di tempo potremo disporre di statistiche molto più veritiere di quelle attuali. Invece da subito, è molto probabile che qualche marchio importante, spogliato di punto in bianco di decine di migliaia di Likes, dovrà interrogarsi su come fare per ricostruire la propria immagine.

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