La mucca viola

“Farsi notare in un mondo tutto marrone”. La mucca viola è una delle tante metafore utilizzate dall’esperto di marketing Seth Godin. Che si tratti di un prodotto o di un servizio la chiave per sfondare è sempre la stessa: originalità.

A dispetto di tanta ovvietà, ci sono invece degli ambiti talmente refrattari da farmi dubitare delle mie (più consolidate) convinzioni. È il caso delle presentazioni con le slide dove va in scena quotidianamente lo show della noia e del “sempre uguale”: template aberranti, interminabili elenchi puntati, colori psichedelici, presentatori monotono e visibilmente impreparati.

La mucca viola

Non mi stancherò mai di ripeterlo: una presentazione non è fatta solo di slide, la presentazione siete voi! Il supporto multimediale ha unicamente lo scopo si rendere più persuasivo il vostro racconto. Ciò significa più immagini e meno testi, più emozioni e meno informazioni, più interazioni e meno “pilota automatico”.

Se per mezzora leggete riga per riga quello che avete (o vi hanno) scritto sulle slide, il risultato finale non farà certo la differenza. Anzi, passerete per uno molto barboso dal quale congedarsi prima possibile. Per altro verso, fare una brutta presentazione o non farla per niente non è la stessa cosa. Nel primo caso rischiate concretamente di arrecare un grave danno alla vostra immagine e a quella della vostra azienda.

È questo che vogliamo ottenere quando facciamo una presentazione? Certo che no!
Posto che le slide non sono il vostro blocco degli appunti e che andrebbero realizzate con un senso estetico perlomeno decente, per una presentazione di successo è indispensabile anche investire sulla vostra capacità a “tenere la scena”. Ecco allora cinque passi per cominciare a migliorare le vostre presentazioni.

Credibilità

Quando comprate un’automobile vi fidate del vostro amico meccanico o del commercialista? A parte il caso dell’esperto di bilanci e di dichiarazioni dei redditi ferratissimo anche sulle prestazioni di tutti i modelli di macchine, è abbastanza scontato dare più credito a chi ha comprovata esperienza sull’argomento. Pertanto, è sempre bene iniziare mettendo subito in chiaro di cosa vi occupate e fare in modo che la presentazione sia il più possibile affine alle vostre competenze.

Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole. (A. d'Ippona) Condividi il Tweet

Personalità

Talvolta capita di dover presentare statistiche, grafici e casi di studio assai poco emozionali (in genere, ingegneri e informatici vanno pazzi per le tabelle!), ma se riuscite a metterci il vostro stile anche una fredda sequenza di numeri diventa digeribile. C’è sempre un esempio preso dalla vita di tutti i giorni che riesce a spiegare anche la più complessa delle formule.

Lo stile è l'immagine della personalità. (Edward Gibbon) Condividi il Tweet

Target

Conoscere il proprio pubblico è fondamentale e spesso qui si gioca gran parte della buona riuscita di una presentazione. Se il tema fosse la sicurezza dei voli, direste le stesse cose a dei piloti e a delle persone che hanno paura di volare? Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, resta il fatto che spesso sottovalutiamo chi ci sta di fronte. Non dimentichiamo poi che l’improvvisazione è quasi sempre il risultato di una consistente preparazione costruita negli anni.

Più sei preparato e più sei bravo ad improvvisare. (Giulia Bongiorno) Condividi il Tweet

Profondità

Quanto dire? Quanti concetti divulgare? Quanto approfondire? Non c’è una regola universale, ma in linea di massima sarebbe sempre bene non andare oltre il 10% di ciò che si sa sull’argomento. Non per nascondere chissà quali segreti, ma semplicemente per mantenere un’esposizione fluida e lineare. Con il tempo e con l’allenamento, alla fine del talk pregherete che vi facciano delle domande (il terrore di tutti i presentatori alle prime armi) ed è a questo punto che tirerete fuori tutta le vostre conoscenze, avvalorando in un solo colpo credibilità e capacità.

È facile fare domande difficili. Difficile è dare risposte facili. (A. Morandotti) Condividi il Tweet

Onestà

Anche dopo anni e anni di studio e di esperienza non si può essere al corrente di tutto. Il “sapere di non sapere” è il presupposto per dimostrarsi umili di fronte alle cose che si ignorano. Non cade il mondo se rispetto a una domanda di cui non siete certi della correttezza dei vostri elementi di conoscenza, prendete tempo e assicurate all’interlocutore una risposta nel breve volgere di qualche giorno. Può sembrare un paradosso, ma così facendo sgombrate il campo dal pensiero che volete ingannare il pubblico e, all’opposto, incrementate immediatamente il vostro capitale di fiducia.

Nulla è così difficile come non ingannare se stessi. (Ludwig Wittgenstein) Condividi il Tweet

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