3 minuti, 59 secondi e 4 decimi

Tutti i giorni sentiamo dire da qualcuno che “non ha tempo” per fare quella o quell’altra cosa. Spesso si tratta addirittura di attività che i soggetti in questione desiderano fortemente, come fare attività fisica, andare al cinema o, semplicemente, leggere un libro.

A volte, capita anche a noi stessi di entrare in questa spirale. Poi scopriamo che ci sono persone che sembrano avere le giornate di quarantotto ore, tante sono le cose che riescono a imbastire. Perché?

La risposta va cercata in mezzo a due capisaldi del pensiero semantico e sociologico. La mappa non è il territorio, da una parte, e il mondo come rappresentazione dall’altra. La semplificazione sintetica di queste affermazioni si può tradurre nel fatto che è il nostro pensiero che crea la realtà e, di pari passo, anche le nostre convinzioni.

Per questo motivo esiste di fatto una “nostra realtà” che ci siamo costruiti nel tempo attraverso tutta una serie di credenze, individuali e collettive. Esulando dai precetti della fisica quantistica che fanno coincidere realtà e illusione, succede che parecchie di queste convinzioni hanno una natura negativa e, nel concreto, straordinariamente limitante sulle nostre azioni.

Qualche esempio?

“Non ho tempo per fare jogging, tanto poi il mio metabolismo mi porta a ingrassare ugualmente!”, “Ho un sacco d’impegni, magari trovassi il tempo per leggere!”, “Studiare una lingua straniera? Sì, poi chi fa le faccende domestiche?” e via di questo passo.

Ma se le convinzioni funzionano così bene per non farci fare le cose, esisterà un modo per riuscire a tramutarle di segno e far sì che potenzino le nostre azioni?

Per oltre un secolo, una sorta di convinzione collettiva, rafforzata da riscontri biomedici inappellabili (peraltro mai dimostrati), sosteneva che nessun uomo sarebbe mai riuscito a correre un miglio sotto i quattro minuti.

Poi arriva un giorno, esattamente il 6 maggio 1954, e un certo Roger Bannister ferma il cronometro a 3’59” e 4 decimi. Dopo poco più di un mese un altro atleta scende sotto il muro dei quattro minuti e nell’arco di un anno decine di corridori abbasseranno continuamente il record.

Insomma, una cosa ritenuta impossibile aveva condizionato a tal punto le prestazioni sportive da creare una realtà assolutamente limitante. Una realtà, si badi bene, fatta di convinzioni divenute nel tempo un indiscusso patrimonio comune.

È quindi bastato demolire coi fatti questa barriera mentale per spalancare le porte al potenziamento di una nuova credenza, questa volta positiva: si può correre un miglio in meno di quattro minuti.

Quando affronto il tema formativo delle tecniche di public speaking, non da meno vedo emergere gli stessi ostacoli immaginari che avevano impedito a centinaia di atleti di correre più veloci. “Il pubblico mi terrorizza”, “tanto sono timido, non riuscirò mai a parlare davanti a una platea”, “quando sono su un palco mi vergogno”, sono solo alcune delle castrazioni mentali che conducono all’insuccesso.

3 minuti, 59 secondi e 4 decimi, uno spunto di riflessione

Riflettete un attimo su questa affermazione di Henry Ford: “Che tu creda di farcela o di non farcela, avrai comunque ragione!”. Fatto? Bene, ora a parità di dispendio energetico da che parte mettete l’interruttore delle vostre convinzioni?

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